Una nuova vita per il plastico di Pompei: dalle mani sapienti dei maestri artigiani a potente strumento di comunicazione digitale

L’idea di città, così come intesa oggi, è il risultato di un lungo e, ancora inconcluso, cammino dell’uomo lungo la linea del tempo.

Un cammino nel corso del quale sono state gettate, di secolo in secolo, nuove e solide fondamenta per la costruzione di una ‘visione identitaria dello spazio abitato’, che prende forma in una realtà straordinariamente complessa e articolata, costruita talvolta strato su strato, intorno a strutture urbane evolute e infrastrutture tecnologiche sempre più performanti.

In tale prospettiva è possibile pensare ad una vera e propria ‘relazione’, fra l’uomo e la  natura, in cui, in ogni momento della storia, l’azione prorompente della Natura insieme a quella dell’uomo è in grado di mutare, e quindi sconvolgere, le sorti di un insediamento abitativo.

La riscoperta di grandi aree archeologiche come ad esempio, quella di Pompei, prestigiosa città dell’Impero romano riemersa da un ‘buio secolare’, e oggi meta giornaliera di migliaia di visitatori, ha reso possibile intraprendere nuove e ambizione linee di ricerca. 

Fissata nel tempo, come su una fotografia in bianco e nero, la città di Pompei richiama alla memoria immagini suggestive che trovano una ‘metaforica identificazione’ in parole come quelle espresse da Italo Calvino ne Le Città Invisibili, in cui le Città attraversate dall’autore nel suo viaggio, chiamate a svolgere il ruolo di rappresentazione astratta della realtà, divengono protagoniste della narrazione.

Tale concezione, spinge l’immaginazione verso un’idea romantica di Pompei, in cui sembra quasi che la sua anima si muova, con il passo di una bambina, fra le sue stesse strade rugose, curiosa di rivedersi negli affreschi colorati delle sue case e fra le pieghe delle sue giocose fontane monumentali; mentre continua a cercare la sua storia perduta insinuandosi tra i pensieri e le esperienze, reali e surreali, di quanti la attraversano per riscoprirne nel 2020 un immutato splendore.

Opere non convenzionali e senza tempo, come il plastico di Pompei realizzato in legno, sughero, intonaco e carta, commissionato da Giuseppe Fiorelli (Direttore e Soprintendente degli scavi), nel 1861 ci aiutano in questo viaggio immaginario, che parte proprio dal momento della riscoperta della città; un’istantanea ‘tridimensionale’ di un evento storico significativo per l’archeologia italiana, per l’intera comunità scientifica e non solo: gli scavi che la riportarono alla luce tra fine Ottocento e inizi Novecento.

Un evento reso immortale nella realizzazione felloplastica, l’arte di plasmare il sughero, tipica della tradizione campana.

Prodotto in scala 1:100, il plastico di Pompei, costituiva già al suo tempo un documento materiale in grado di raccontare in maniera efficace, nonostante i limiti della miniatura, ogni dettaglio, sia planimetrico che decorativo, degli edifici nella tradizionale ripartizione della città in regiones e insulae.

Un ‘piano della conoscenza’ e della memoria, arricchito da una visione di insieme di tutti i dati della ricerca: documenti di antiquaria, carte topografiche, unite a diari di scavo, prodotti tra il 1748 ed il 1860, e diventi anch’essi oggetto di una paziente raccolta e organizzazione da parte dello stesso Fiorelli.

Quale futuro possiamo sognare, dunque, per Pompei, in un così complesso sviluppo del ‘piano della conoscenza’?

E’ la tecnologia a fornire nuovi strumenti per l’interpretazione di quella già definita nel 1866 da Johannes Overbeck come:

Dalla maestosa rappresentazione in sughero, intonaco e carta, si giunge così ad un nuovo modo di documentare ed esplorare Pompei. 

Il plastico adotta un nuovo linguaggio e raggiunge le nuove generazioni in formato digitale, grazie alle attività di ricerca condotte da un team di ricercatori e tecnici dell’ex Istituto per i Beni Archeologici e Monumentali (oggi ISPC CNR, sede secondaria di Catania) coordinati da Daniele Malfitana e Antonino Mazzaglia e Giulio Amara della scuola Normale Superiore di Pisa insieme ad un team di tecnici che hanno lavorato alla realizzazioni di modelli 3D del plastico, svelando nuove potenzialità anche sul piano della comunicazione archeologica.

Una sfida non indifferente, se consideriamo il grado di dettaglio di quest’opera artigianale, che mira alla realizzazione di un formidabile strumento di divulgazione, in cui la navigazione virtuale del plastico su cui sta già lavorando la direzione del Museo Archeologico Nazionale di Napoli consentirà al grande pubblico, a ricercatori e studiosi, una visione particolareggiata e di dettaglio, oltre che un’analisi scrupolosa dello spazio che dal vivo non sarebbero altrimenti possibili.

Gli studi che hanno portato alla realizzazione di questo potente strumento di comunicazione e di divulgazione della ricerca sono confluiti all’interno di una pubblicazione scientifica che presto sarà presentata alla comunità al fine di condividere e accrescere le conoscenze pregresse, sia sul manufatto, che nel campo delle tecnologie applicate allo studio del patrimonio.

Giusi Meli

Giusi Meli

PhD – Università di Catania, Disum
Responsabile comunicazione progetto “Archeologia e Innovazione”

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